Pronuncia 220/1986 — Rel. Virgilio Andrioli
ha pronunciato la seguente nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale degli artt. 75 e 300 cod. di proc. civ. promossi con le seguenti ordinanze:
Margherita di Belice nel procedimento civile vertente tra Catalanotto Calogero ed altro contro Ferrara Antonino iscritta al n. 277 del registro ordinanze 1983 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 239 dell'anno 1983.
Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'8 ottobre 1986 il Giudice relatore Virgilio Andrioli. :
1.1. - Con atto notificato il 27 settembre 1978 ai sensi dell'art.
143 c.p.c., Pettenati Pace, Ernestina e Teresa convennero avanti il Pretore di Viadana Spaggiari Carlo, nato a Cogozzo di Viadana il 19 marzo 1836 emigrato in Brasile da lunghissimo tempo e di dimora, residenza e domicilio sconosciuti, per sentir dichiarare che esse attrici avevano acquisito per usucapione la proprietà di quota di metà dell'immobile descritto in narrativa, quota che, in aggiunta alle loro già in comproprietà, faceva risultare le stesse comproprietarie dell'intero per 1/3 ciascuna.
L'adi'to Pretore, dichiarata la contumacia dello Spaggiari, assunse la prova per testi articolata nell'interesse delle attrici e le rinviò per la decisione all'udienza del 13 dicembre 1978.
1.2. - Con ordinanza emessa il 18 dicembre 1978 (notificata il 2 e comunicata il 9 del successivo gennaio 1979, pubblicata nella G. U. n.
161 del 13 giugno 1979 e iscritta al n. 254 R.O. 1979) l'adi'to Pretore
3.1. - Con atto, notificato ai sensi dell'art. 143 c.p.c. il 30 settembre 1982, Catalanotto Giuseppe e Calogero convennero avanti il Pretore di S. Margherita di Belice Ferraro (melius Ferrara) Antonino fu Calogero, emigrato da oltre mezzo secolo con tutta la propria famiglia all'estero e che più non si era fatto vedere a Sambuca di Sicilia, suo paese natio, né si era interessato tramite persone di sua fiducia né aveva di spiegato attività e godimento sul terreno oggetto del giudizio, per sentir dichiarare che essi attori avevano usucapito il fondo rustico intestato a catasto a Ferraro Antonino fu Calogero (in effetti Ferrara Antonino fu Calogero).
L'adi'to Pretore assunse la prova per testi articolata nell'interesse degli attori, e, senza dichiarare la contumacia del convenuto, ritenne la causa per la decisione.
3.2. - Con ordinanza emessa il 7 febbraio 1983 (notificata il 17 e comunicata il 23 successivi; pubblicata nella G. U. n. 239 del 31 agosto 1983 e iscritta al n. 277 R.O. 1983) l'adi'to Pretore ha sollevato d'ufficio la questione di legittimità costituzionale degli artt. 75 e 300 c.p.c., in relazione all'art. 24 Cost., nella parte in cui non prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, la interruzione del processo, la segnalazione, ad opera del giudice, del caso al Pubblico Ministero perché promuova la nomina di un curatore, nei cui confronti debba l'attore riassumere il giudizio.
7.1. - Il Pretore di S. Margherita di Belice - accertato che il convenuto Ferrara Antonino, nato a Sambuca di Sicilia il 31 ottobre 1836, non solo era di residenza, dimora e domicilio sconosciuti (di talché la citazione gli era stata notificata ai sensi dell'art. 143 c.p.c.) e che da oltre un cinquantennio, se non addirittura dall'inizio del secolo, era emigrato "in America" senza dare più notizie e che pertanto si configurava "una vera e propria situazione di scomparsa quale è prevista dall'art. 48 c.c." - ha osservato che la procedura di nomina del curatore dello scomparso, di cui all'art. 48 c.c., che è indirizzata alla conservazione della sfera giuridica dello scomparso, non potrebbe essere promosso da chi, come il contraddittore dello scomparso, "aggredisce tale sfera giuridica"; da queste considerazioni ha il Pretore desunto la sussistenza di un vuoto legislativo, che può essere colmato sol conferendo al giudice adìto, il quale venga nel corso del processo a conoscenza di una situazione di assenza del convenuto, il potere di dichiarare l'interruzione del giudizio per dare al Pubblico Ministero notizia del caso perché promuova la nomina di un curatore nei cui confronti possa l'attore riassumere il giudizio in non diversa guisa di quel che l'art. 300 c.p.c. dispone ove si venga a conoscenza della sopravvenuta morte del contumace. Non essendo siffatta disciplina dettata negli artt. 75 e 300 c.p.c., il Pretore ha dichiarato non manifestamente infondata, in riferimento all'art. 24 comma primo e secondo, la questione di legittimità costituzionale degli artt. 75 e 300 c.p.c. nella parte in cui non prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, la interruzione del processo, la segnalazione, ad opera del giudice, del caso al Pubblico Ministero perché promuova la nomina di un curatore nei cui confronti debba l'attore riassumere il giudizio.
Dal suo canto l'Avvocatura generale dello Stato, dopo aver riassunto le argomentazioni svolte nell'intervento spiegato nell'incidente n. 274/1979, e richiamato la sent. 24 giugno 1974, n.
1906, con la quale la Corte di Cassazione aveva deciso che "la mancanza assoluta di notizie in ordine ad un soggetto allontanatosi dal luogo del suo ultimo domicilio (an et ubi sit) determina una paralisi di attività per chi vanta diritti od abbia spettative nei confronti dello scomparso privo di un rappresentante legale o di un procuratore", alla quale "situazione è possibile ovviare soltanto attraverso l'emanazione del provvedimento di nomina del curatore speciale, a norma del combinato disposto degli artt. 48, primo comma cod. civ. e 721 cod. proc. civ., nei confronti del quale è consentito instaurare un regolare rapporto processuale", ha ravvisato due ostacoli all'accoglimento dell'incidente nel "fatto che l'art. 300 c.p.c. postula un processo ritualmente incardinato (come non è nella specie e giusta quanto riconosce lo stesso Pretore denunciante quando, dopo aver posto in luce la importanza del principio del contraddittorio, accenna alla "sopravvenuta morte del contumace")", e nel "fatto che il giudice non può di norma nel processo civile prendere iniziativa di sorta nell'interesse delle parti".
7.2. - Poiché l'interpretazione estensiva dell'art. 182 c.p.c., in virtù della quale rientrerebbe nei poteri del giudice invitare l'attore a chiedere al tribunale competente la nomina di un curatore e a rinnovare la citazione entro un dato termine nei confronti di quest'ultimo, non può essere assunta al livello di quel "diritto vivente" che consentirebbe di dire la proposta questione risolubile con l'applicazione, condotta dai giudici a quibus, dei dettami espressi nell'art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale preliminari al codice civile, questa Corte non può esimersi dall'esaminare la questione, che è da giudicare fondata perché il processo nel quale lo "scomparso" non sia rappresentato dal curatore è contrario all'ideale del "processo giusto" che i commi primo e secondo dell'art. 24 Cost. confluiscono a garantire.
Il giusto processo civile vien celebrato non già per sfociare in pronunce procedurali che non coinvolgono i rapporti sostanziali delle parti che vi partecipano - siano esse attori o convenuti - ma per rendere pronuncia di merito rescrivendo chi ha ragione e chi ha torto: il processo civile deve avere per oggetto la verifica della sussistenza dell'azione in senso sostanziale di chiovendiana memoria, né deve, nei limiti del possibile, esaurirsi nella discettazione sui presupposti processuali, e per evitare che ciò si verifichi si deve adoperare il giudice.
Questa verità, non avvertita dall'Avvocatura generale dello Stato (supra 7.1.), ha sentito il Pretore di S. Margherita di Belice che, a differenza del Pretore di Viadana, non ha dichiarato la contumacia dello "scomparso" ma ha ravvisato la contrarietà ai commi primo e secondo dell'art. 24 Cost. degli artt. 75 e 300 c.p.c. nell'assenza di un potere che consenta al giudice, il quale avverta una situazione di "scomparsa" del convenuto, di disporre l'interruzione del processo e di darne notizia al Pubblico Ministero perché il rappresentante della legge rivolga al tribunale competente istanza di nomina del curatore dello scomparso; processo che sarà riassunto ad istanza del curatore nominato ovvero dei controinteressati.
Vero che a presentare la istanza di nomina del curatore dello scomparso sono legittimati anche i contraddittori dello scomparso ma costoro possono non nutrirvi concreto interesse - il che non ha avvertito il Pretore di Viadana - e migliore è, pertanto, il partito di affidare la nomina del curatore al congiunto magistero del giudice adìto e del Pubblico Ministero.
DISPOSITIVO per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti gli incidenti 254/1979 e 277/1983, dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 75 e 300 c.p.c. nella parte in cui non prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, la interruzione del processo e la segnalazione, ad opera del giudice, del caso al Pubblico Ministero perché promuova la nomina di un curatore, nei cui confronti debba l'attore riassumere il giudizio.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 ottobre 1986.
F.to: ANTONIO LA PERGOLA - VIRGILIO ANDRIOLI - GIUSEPPE FERRARI - FRANCESCO SAJA - GIOVANNI CONSO - ALDO CORASANITI - GIUSEPPE BORZELLINO
GIOVANNI VITALE - Cancelliere