Dichiarazione di successione: termini, costi e come presentarla
Alla morte di una persona gli eredi, i chiamati all'eredità e i legatari devono presentare all'Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione, l'atto fiscale con cui si indicano i beni e i debiti del defunto, si chiede la voltura catastale degli immobili e si liquidano le imposte. È regolata dal testo unico sull'imposta di successione (D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346), profondamente modificato dal D.Lgs. 18 settembre 2024, n. 139 per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025: la dichiarazione si presenta solo in via telematica e l'imposta di successione è autoliquidata dagli stessi eredi.
La dichiarazione non equivale all'accettazione dell'eredità, che resta un atto civilistico distinto, ma senza di essa le banche di regola non svincolano i conti e gli immobili restano intestati al defunto in catasto. Di seguito si spiega chi è obbligato e chi è esonerato, quali documenti raccogliere, come si calcolano l'imposta di successione e le imposte ipotecaria e catastale, come si compila e si trasmette il modello, entro quando si paga e come si rimedia a ritardi ed errori. Le regole valgono per le successioni legittime e testamentarie di persone decedute in Italia o con beni in Italia.
In sintesi
Termine
La dichiarazione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che coincide di regola con la data del decesso (art. 31 D.Lgs. 346/1990). Le imposte ipotecaria e catastale, di bollo e le tasse ipotecarie si versano entro lo stesso termine; l'imposta di successione autoliquidata si paga entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione, anche a rate. L'ufficio può notificare l'avviso di liquidazione entro 2 anni dalla presentazione, con pagamento entro 60 giorni.
Cosa fare
Verificare chi è obbligato e se ricorre l'esonero. Sono obbligati alla dichiarazione gli eredi, i chiamati all'eredità, i legatari, i loro rappresentanti legali, gli amministratori dell'eredità, i curatori dell'eredità giacente, gli esecutori testamentari e i trustee (art. 28 D.Lgs. 346/1990). Basta che la presenti uno di loro, anche nell'interesse degli altri.
Non è dovuta se l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, l'attivo ereditario non supera 100 000 euro e non comprende immobili o diritti reali immobiliari (art. 28, comma 7). Chi ha rinunciato all'eredità prima della scadenza del termine non è più obbligato, purché ne informi l'ufficio allegando copia della rinuncia. Se tra i beni c'è anche un solo immobile, la dichiarazione è sempre necessaria, perché serve alla voltura catastale.
Ricostruire l'asse ereditario e raccogliere i documenti. Occorrono il codice fiscale del defunto e degli eredi, il testamento con il verbale di pubblicazione (se esiste), gli estratti dei conti correnti e dei depositi titoli alla data del decesso rilasciati dalle banche, le visure catastali degli immobili, eventuali quote societarie e i documenti delle passività. I certificati di morte e di stato di famiglia possono essere sostituiti da dichiarazioni sostitutive (art. 30, comma 3).
Non vanno indicati nell'attivo, tra l'altro, i titoli del debito pubblico, i veicoli iscritti al PRA e le indennità spettanti iure proprio ai familiari, come il TFR e le pensioni maturate dopo la morte. Le passività deducibili – debiti risultanti da atti con data certa, spese mediche degli ultimi mesi, spese funerarie nei limiti di legge – vanno documentate con allegati alla dichiarazione, altrimenti l'ufficio le esclude in sede di controllo.
Individuare gli eredi e le quote. In assenza di testamento si applicano le regole della successione legittima (artt. 565 e seguenti c.c.): coniuge, figli, ascendenti, fratelli e sorelle, altri parenti fino al sesto grado. Con il testamento le quote sono quelle indicate dal testatore, fermi i diritti dei legittimari (art. 536 c.c.). Nella dichiarazione occorre indicare per ciascun beneficiario il grado di parentela, perché da esso dipendono aliquota e franchigia.
Se un chiamato rinuncia, la sua quota si accresce agli altri o passa ai suoi discendenti per rappresentazione: la dichiarazione va redatta tenendo conto della rinuncia già formalizzata. Una dichiarazione presentata non comporta accettazione dell'eredità, ma chi intende vendere un immobile ereditato dovrà anche trascrivere l'accettazione (art. 2648 c.c.), di regola con atto notarile o per accettazione tacita.
Calcolare la base imponibile e l'imposta di successione. Gli immobili si dichiarano, di regola, al valore catastale (rendita rivalutata del 5 % moltiplicata per 110 se prima casa, per 120 per gli altri fabbricati, per i terreni il reddito dominicale rivalutato per 90). Il valore netto spettante a ciascun beneficiario si confronta con la franchigia e si applica l'aliquota (art. 7 TUS): 4 % per coniuge e parenti in linea retta oltre 1 000 000 di euro ciascuno; 6 % per fratelli e sorelle oltre 100 000 euro; 6 % per gli altri parenti fino al quarto grado e gli affini indicati dalla legge, senza franchigia; 8 % per tutti gli altri.
Per il beneficiario con disabilità grave riconosciuta ai sensi della L. 104/1992 la franchigia è di 1 500 000 euro. Sono esenti, a determinate condizioni, i trasferimenti di aziende e partecipazioni di controllo a favore di discendenti e coniuge che proseguano l'attività per almeno cinque anni.
Calcolare le imposte ipotecaria e catastale. Se nell'asse ci sono immobili, sono dovute l'imposta ipotecaria del 2 % e l'imposta catastale dell'1 % sul valore dichiarato, con un minimo di 200 euro ciascuna (D.Lgs. 347/1990), oltre all'imposta di bollo e alle tasse ipotecarie in misura fissa per le volture. Se almeno uno degli eredi ha i requisiti per l'agevolazione «prima casa» e lo dichiara nel modello, sulla casa interessata le due imposte si pagano nella misura fissa di 200 euro ciascuna.
Queste imposte, a differenza dell'imposta di successione, si devono liquidare e versare entro il termine di presentazione della dichiarazione, con addebito sul conto corrente indicato nel modello o con F24. La loro mancata indicazione blocca la voltura catastale, che con la dichiarazione telematica avviene in automatico.
Compilare e trasmettere il modello telematico. La dichiarazione si redige sul modello «Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali» approvato dall'Agenzia delle Entrate, a pena di nullità, e si trasmette esclusivamente per via telematica (art. 28, comma 1, come modificato dal D.Lgs. 139/2024). L'erede può farlo da sé con SPID, CIE o CNS tramite il software gratuito dell'Agenzia, oppure affidarsi a un intermediario abilitato (CAF, commercialista, notaio), che applica un proprio compenso. Chi risiede all'estero può spedire la dichiarazione con raccomandata.
Nel modello si indicano il defunto, gli eredi con le quote, l'attivo, le passività, le agevolazioni richieste e il prospetto di autoliquidazione. Le quietanze dei versamenti si conservano fino alla scadenza del termine di rettifica. Dopo la trasmissione l'Agenzia rilascia la ricevuta e, in seguito, la copia conforme della dichiarazione, richiesta da banche e notai.
Pagare l'imposta di successione autoliquidata, anche a rate. Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 gli obbligati calcolano da sé l'imposta nella dichiarazione (art. 33 TUS) e la versano entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione (art. 37). Chi preferisce la dilazione versa almeno il 20 % entro lo stesso termine e il resto in 8 rate trimestrali, o fino a 12 rate se l'importo supera 20 000 euro, indicando la scelta nella dichiarazione; la rateizzazione non è ammessa sotto i 1 000 euro (art. 38).
L'ufficio controlla la regolarità dell'autoliquidazione, corregge errori materiali, esclude passività non documentate e, se risulta una maggiore imposta, notifica l'avviso di liquidazione entro 2 anni dalla presentazione. Chi paga entro 60 giorni dall'avviso beneficia della riduzione della sanzione a un terzo.
Correggere errori e omissioni con la dichiarazione integrativa. Se dopo l'invio emergono beni o debiti non indicati, un nuovo erede o un errore nei dati catastali, si presenta una dichiarazione sostitutiva o integrativa (art. 28, comma 6), sulla quale l'imposta va nuovamente autoliquidata. Le passività non indicate possono essere documentate entro i termini previsti dall'art. 23 del testo unico; la Corte costituzionale (sentenza n. 426/1995) ha ritenuto legittimo il decorso di tale termine dall'apertura della successione.
Chi ha superato i 12 mesi senza presentare nulla può regolarizzare con il ravvedimento operoso, pagando imposte, interessi e sanzione ridotta in proporzione al ritardo: finché l'ufficio non ha notificato l'accertamento, la dichiarazione tardiva resta possibile e permette di autoliquidare l'imposta.
Utilizzare la dichiarazione presso banche, catasto e registri. Con la copia della dichiarazione presentata e la documentazione dell'accettazione o della qualità di erede, le banche svincolano conti e depositi a favore degli eredi secondo le quote. La voltura catastale degli immobili, se richiesta nel modello, avviene automaticamente.
Restano invece adempimenti separati: la trascrizione dell'accettazione dell'eredità nei registri immobiliari, necessaria per rivendere gli immobili; il passaggio di proprietà dei veicoli al PRA tramite uno sportello telematico dell'automobilista; la comunicazione agli enti per le utenze e l'eventuale pensione di reversibilità. I redditi del defunto relativi all'anno del decesso vanno dichiarati dagli eredi con il modello 730 o Redditi PF nei termini ordinari, con una proroga di sei mesi per i termini che scadono entro i quattro mesi dalla morte.
A cosa fare attenzione
- Confondere la dichiarazione di successione con l'accettazione dell'eredità: presentarla non rende eredi, ma usare i beni o venderli sì. Se l'eredità è gravata da debiti, prima di compiere atti sui beni va valutata la rinuncia o l'accettazione con beneficio d'inventario.
- Omettere un immobile ritenendo che l'esonero copra «piccole eredità»: con un solo immobile o diritto reale immobiliare la dichiarazione è sempre dovuta, qualunque sia il valore dell'attivo.
- Non allegare i documenti delle passività: con il regime di autoliquidazione l'ufficio esclude in automatico i debiti non documentati e chiede la differenza d'imposta con sanzioni e interessi.
- Dichiarare il valore di mercato degli immobili invece di quello catastale, o viceversa senza verificare l'ultima rendita: gli errori nei dati catastali bloccano la voltura e costringono a una dichiarazione modificativa.
- Lasciar scadere i 12 mesi aspettando l'accordo tra coeredi: l'obbligo è solidale e la sanzione per omessa presentazione colpisce tutti; uno solo può e deve presentare la dichiarazione nell'interesse comune.
- Chiedere l'agevolazione «prima casa» senza che alcun erede ne abbia i requisiti: in caso di controllo si perdono le imposte fisse e si pagano ipotecaria e catastale proporzionali con sanzione. In presenza di patrimoni complessi, aziende o beni all'estero è prudente farsi assistere da un professionista.
Base normativa
Decisioni giudiziarie correlate
Domande frequenti
Entro quando si presenta la dichiarazione di successione?
Entro 12 mesi dalla data del decesso, che coincide con l'apertura della successione. Il termine decorre da date diverse solo in casi particolari, come la dichiarazione di morte presunta o la liquidazione giudiziale del defunto. Le imposte ipotecaria e catastale si versano entro lo stesso termine, l'imposta di successione entro i 90 giorni successivi.
Quando non è obbligatoria la dichiarazione di successione?
Quando l'eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, l'attivo non supera 100 000 euro e non ci sono immobili o diritti reali su immobili. Basta la presenza di un solo immobile, anche di modesto valore, per far sorgere l'obbligo. In caso di esonero le banche possono comunque chiedere documentazione sulla qualità di erede per svincolare i conti.
Quanto costa la dichiarazione di successione?
Dipende dall'asse ereditario. Tra coniuge e figli l'imposta di successione è spesso zero grazie alla franchigia di 1 000 000 di euro per ciascuno. Se ci sono immobili si pagano però ipotecaria (2 %) e catastale (1 %), con minimo di 200 euro ciascuna, o 200 + 200 euro con l'agevolazione prima casa, oltre a bollo e tasse ipotecarie e all'eventuale compenso dell'intermediario.
Si può presentare la dichiarazione di successione da soli?
Sì. Con SPID, CIE o CNS l'erede può compilare e inviare il modello con il software gratuito dell'Agenzia delle Entrate, senza costi di intermediazione. È consigliabile farlo solo per successioni semplici; con più immobili, passività, aziende o beni all'estero il rischio di errori nella liquidazione è concreto e conviene rivolgersi a un CAF, a un commercialista o a un notaio.
Cosa cambia per le successioni dal 2025?
Il D.Lgs. 139/2024 ha introdotto l'autoliquidazione: sono gli eredi a calcolare l'imposta di successione nella dichiarazione e a versarla entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione, anche a rate. La dichiarazione è solo telematica, i certificati possono essere sostituiti da autocertificazioni e l'ufficio controlla l'autoliquidazione entro 2 anni.
Cosa succede se non si presenta la dichiarazione di successione?
L'ufficio può accertare d'ufficio l'imposta e applicare una sanzione amministrativa proporzionale all'imposta dovuta, o in misura fissa se non risulta imposta. Nel frattempo i conti restano bloccati e gli immobili non vengono volturati. Prima della notifica dell'accertamento si può presentare la dichiarazione tardiva con ravvedimento operoso, pagando sanzioni ridotte.
Presentare la dichiarazione di successione significa accettare l'eredità?
No. La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale e, per giurisprudenza consolidata, non comporta di per sé accettazione. L'accettazione avviene con atto espresso, tacitamente con comportamenti da erede o per legge in alcuni casi. Chi vuole rinunciare all'eredità può farlo anche dopo aver presentato la dichiarazione, se non ha compiuto atti di accettazione.
Come si paga l'imposta di successione a rate?
Si versa almeno il 20 % entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione e il resto in 8 rate trimestrali, oppure fino a 12 rate se l'importo supera 20 000 euro. La scelta va comunicata nella dichiarazione. La dilazione non è ammessa per importi inferiori a 1 000 euro e sulle rate si applicano gli interessi.
Le auto del defunto vanno nella dichiarazione di successione?
No, i veicoli iscritti al PRA sono esclusi dall'attivo ereditario ai fini dell'imposta. Il passaggio agli eredi si effettua però a parte, presso uno sportello telematico dell'automobilista o un ufficio ACI, con la dichiarazione sostitutiva di atto notorio sulla qualità di erede e il pagamento dell'imposta provinciale di trascrizione.
Quanto tempo ci vuole per sbloccare il conto corrente del defunto?
Dopo l'invio della dichiarazione l'Agenzia rilascia la ricevuta e la copia conforme, di regola in pochi giorni. La banca chiede poi la documentazione sugli eredi e sulle quote, e talvolta l'atto notorio, prima di liquidare le somme. Nel complesso, con documenti completi, occorrono di regola alcune settimane.
Guida legale – schede pratiche
Analizza il mio documento →Guida legaleModelli di contrattoPagina iniziale del paese