Assegno di inclusione 2026: requisiti, domanda INPS e importi
L'Assegno di inclusione (ADI) è la misura nazionale di contrasto alla povertà che dal 1° gennaio 2024 ha sostituito il reddito di cittadinanza. È disciplinato dal decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, convertito dalla legge 3 luglio 2023, n. 85, e successivamente ritoccato dalle leggi di bilancio. Non spetta a chiunque abbia un reddito basso: il nucleo familiare deve comprendere almeno un componente con disabilità, un minorenne, una persona con almeno 60 anni di età oppure una persona in condizione di svantaggio inserita in un programma di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari certificato da una pubblica amministrazione.
Il beneficio è doppio: un'integrazione del reddito familiare, accreditata ogni mese sulla Carta di inclusione, e una quota per il canone di locazione quando il nucleo vive in affitto. In cambio il nucleo aderisce a un percorso personalizzato di inclusione sociale e lavorativa, con appuntamenti periodici presso i servizi sociali e, per chi è in grado di lavorare, presso il centro per l'impiego. Di seguito i requisiti economici e di residenza, la domanda all'INPS, il Patto di attivazione digitale, la durata, gli obblighi che fanno perdere l'assegno e le vie per contestare un rigetto o una decadenza.
In sintesi
Termine
L'assegno decorre dal mese successivo a quello in cui il richiedente sottoscrive il Patto di attivazione digitale sulla piattaforma SIISL, non dalla data della domanda. È erogato per un periodo continuativo massimo di 18 mesi e può essere rinnovato per periodi ulteriori di 12 mesi; la legge di bilancio 2026 ha rivisto il passaggio tra il primo periodo e il rinnovo, che in origine richiedeva un mese di sospensione. Ogni 90 giorni il beneficiario deve presentarsi ai servizi per aggiornare la propria posizione, e l'ISEE, che scade il 31 dicembre, va rinnovato all'inizio di ogni anno per non subire la sospensione dei pagamenti.
Cosa fare
Verificare la composizione del nucleo familiare. L'ADI non è una misura universale: il nucleo, così come risulta dalla dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini ISEE, deve comprendere almeno una persona con disabilità, un minorenne, un componente di almeno 60 anni oppure una persona in condizione di svantaggio presa in carico dai servizi socio-sanitari, con certificazione rilasciata da una pubblica amministrazione.
Un nucleo composto soltanto da adulti tra i 18 e i 59 anni, senza disabilità né presa in carico, non può accedere all'ADI. Per queste persone esiste il Supporto per la formazione e il lavoro (SFL), un'indennità mensile legata alla partecipazione a corsi e progetti, con requisiti e importi propri. Chi presenta comunque la domanda di ADI senza il requisito riceve un rigetto e perde tempo prezioso.
Controllare cittadinanza, residenza e requisiti personali. Il richiedente deve essere cittadino dell'Unione europea o suo familiare titolare del diritto di soggiorno, oppure cittadino di un Paese terzo con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o titolare di protezione internazionale. Occorre inoltre la residenza in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo; la residenza continuativa deve permanere per tutta la durata del beneficio.
Nessun componente deve essere sottoposto a misura cautelare personale o condannato in via definitiva nei dieci anni precedenti per i reati indicati dalla legge. Le dimissioni volontarie presentate nei dodici mesi precedenti escludono il componente che le ha rassegnate, salvo dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nelle sedi protette.
Ottenere un ISEE valido e verificare le soglie economiche. Prima della domanda si presenta la DSU all'INPS, direttamente online o tramite un CAF, gratuitamente. Dal 2025 l'ISEE non deve superare 10 140 euro e il reddito familiare deve restare sotto 6 500 euro annui moltiplicati per il parametro della scala di equivalenza, soglia più alta quando il nucleo è composto solo da persone con almeno 67 anni o da persone con disabilità grave.
Contano anche i patrimoni: il patrimonio immobiliare, esclusa la casa di abitazione entro il valore fissato dalla legge, non deve superare 30 000 euro, e quello mobiliare (conti, libretti, titoli) ha un tetto di 6 000 euro, aumentato in base al numero dei componenti e alla presenza di minori o disabili. Sono esclusi i nuclei con auto o moto di grossa cilindrata immatricolate di recente, o con navi e imbarcazioni da diporto.
Presentare la domanda all'INPS online o tramite patronato. La domanda si inoltra sul sito dell'INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un istituto di patronato o un CAF, che la trasmettono senza costi per il cittadino. Nel modulo si dichiarano la composizione del nucleo, la condizione che dà accesso (disabilità, minori, età, svantaggio), l'eventuale contratto di locazione registrato e i dati sull'attività lavorativa dei componenti.
Le dichiarazioni sono rese ai sensi del d.P.R. n. 445 del 2000: un dato falso non è un semplice errore formale, ma espone a revoca, restituzione delle somme e responsabilità penale. Conviene conservare la ricevuta della domanda, il numero di protocollo e la copia della DSU, perché serviranno in caso di riesame o di contenzioso.
Iscriversi al SIISL e sottoscrivere il Patto di attivazione digitale. Dopo la domanda il richiedente deve iscriversi al Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa (SIISL) e sottoscrivere il Patto di attivazione digitale (PAD). È un passaggio che molti trascurano: senza PAD l'assegno non decorre, anche se l'INPS ha già verificato i requisiti.
Con il PAD il richiedente autorizza la trasmissione dei dati ai servizi sociali del Comune e ai centri per l'impiego e si impegna a presentarsi al primo appuntamento. Chi ha difficoltà con la piattaforma può farsi assistere dal patronato. Il primo pagamento arriva, di regola, nel mese successivo alla sottoscrizione, una volta conclusa l'istruttoria dell'INPS sui requisiti dichiarati.
Ricevere la Carta di inclusione e usare correttamente l'importo. L'assegno è accreditato su una carta elettronica (Carta di inclusione) consegnata da Poste Italiane. L'importo è composto da un'integrazione del reddito fino a 6 500 euro annui moltiplicati per la scala di equivalenza, con soglie maggiorate per i nuclei di anziani o disabili gravi, e da un contributo per l'affitto, se il nucleo vive in locazione con contratto registrato, entro il massimo annuo fissato dalla legge.
Il prelievo in contanti è limitato a una somma mensile modesta, rapportata alla scala di equivalenza; il resto si usa per pagamenti con la carta. La quota per il canone deve effettivamente servire a pagare l'affitto: il contratto non registrato o non intestato a un componente del nucleo non dà diritto alla maggiorazione.
Presentarsi ai servizi sociali e al centro per l'impiego. Entro 120 giorni dalla sottoscrizione del PAD il nucleo è convocato dai servizi sociali del Comune per la valutazione multidimensionale dei bisogni e la firma del patto per l'inclusione. I componenti tra i 18 e i 59 anni in grado di lavorare, senza carichi di cura, sono indirizzati al centro per l'impiego per il patto di servizio personalizzato.
Successivamente il beneficiario deve presentarsi ogni 90 giorni ai servizi sociali, al patronato o al centro per l'impiego per aggiornare la propria posizione. La mancata presentazione senza giustificato motivo comporta la sospensione e, nei casi più gravi, la decadenza dal beneficio. Le offerte di lavoro congrue vanno accettate: un rifiuto ingiustificato fa decadere l'intero nucleo.
Comunicare ogni variazione e rinnovare ISEE e assegno. Durante la fruizione vanno comunicati all'INPS, nei termini previsti dal decreto, l'avvio di un'attività di lavoro dipendente o autonomo, le variazioni del nucleo e ogni evento che incide sui requisiti. I redditi da lavoro entro una franchigia annua non riducono l'assegno, ma vanno comunque dichiarati.
L'ISEE scade il 31 dicembre: se non si presenta una nuova DSU a inizio anno, i pagamenti si bloccano finché l'ISEE non è aggiornato. Alla scadenza dei 18 mesi la domanda di rinnovo si presenta con le stesse modalità della prima; prima di farlo conviene verificare sul sito dell'INPS le regole vigenti per il rinnovo, modificate dalla legge di bilancio 2026.
Contestare il rigetto, la sospensione o la decadenza. Contro il provvedimento dell'INPS si può chiedere un riesame in autotutela, allegando i documenti che dimostrano l'errore (un ISEE corretto, la certificazione di disabilità, la prova della residenza). Se l'Istituto non corregge, la tutela è davanti al tribunale in funzione di giudice del lavoro, competente per le controversie di assistenza obbligatoria ai sensi dell'art. 442 c.p.c.
Se la legge prevede un ricorso amministrativo, l'azione giudiziaria è improcedibile finché il procedimento amministrativo non è esaurito o non sono scaduti i termini (art. 443 c.p.c.). Chi ha un reddito modesto è esente dal contributo unificato nelle cause di previdenza e assistenza e può chiedere il patrocinio a spese dello Stato.
A cosa fare attenzione
- Domanda presentata senza sottoscrivere il Patto di attivazione digitale: la pratica resta ferma e l'assegno non decorre, perché la decorrenza è legata al PAD e non alla data della domanda.
- DSU con il nucleo sbagliato, ad esempio con il coniuge non convivente omesso o un figlio maggiorenne a carico indicato altrove: l'ISEE risulta difforme, l'INPS sospende i pagamenti e può chiedere la restituzione di quanto versato.
- Vincite, eredità, donazioni o nuovi redditi non comunicati: oltre alla revoca con recupero delle somme, l'omessa comunicazione delle variazioni è punita penalmente, come per il reddito di cittadinanza (Corte cost. n. 54/2024).
- Rifiuto di un'offerta di lavoro congrua o mancata presentazione all'appuntamento trimestrale senza giustificato motivo: la decadenza colpisce l'intero nucleo e per una nuova domanda occorre attendere i tempi fissati dalla legge.
- Contratto di affitto non registrato o intestato a una persona estranea al nucleo: la quota per il canone non spetta, anche se l'affitto viene pagato davvero.
- ISEE non rinnovato a gennaio: i pagamenti si interrompono automaticamente e le mensilità arretrate si recuperano solo se la nuova DSU viene presentata nei termini indicati dall'INPS.
- Residenza interrotta da un trasferimento all'estero o da una cancellazione anagrafica: il requisito dei due anni continuativi viene meno e l'INPS può revocare l'assegno anche a distanza di mesi. In questi casi conviene far verificare la propria posizione da un patronato o da un avvocato prima di presentare la domanda.
Base normativa
Decisioni giudiziarie correlate
Domande frequenti
Chi ha diritto all'assegno di inclusione nel 2026?
Ne hanno diritto i nuclei familiari con ISEE fino a 10 140 euro e redditi e patrimoni entro le soglie di legge, purché nel nucleo vi sia almeno un minorenne, una persona con disabilità, un componente di almeno 60 anni o una persona in condizione di svantaggio presa in carico dai servizi socio-sanitari. Servono inoltre i requisiti di cittadinanza o permesso di soggiorno e cinque anni di residenza in Italia, gli ultimi due continuativi.
Quanto spetta di assegno di inclusione?
L'integrazione del reddito arriva fino a 6 500 euro annui moltiplicati per la scala di equivalenza del nucleo, con un importo più alto per i nuclei composti da anziani o da persone con disabilità grave. Si aggiunge un contributo per l'affitto se il nucleo vive in locazione con contratto registrato. Dall'importo si sottrae il reddito familiare già percepito, quindi la cifra effettiva varia da caso a caso.
Come si presenta la domanda di assegno di inclusione?
La domanda si presenta sul sito dell'INPS con SPID, CIE o CNS, oppure gratuitamente tramite patronato o CAF. Serve un ISEE valido. Dopo l'invio occorre iscriversi alla piattaforma SIISL e sottoscrivere il Patto di attivazione digitale: senza questo passaggio l'assegno non decorre.
Quando arriva il primo pagamento dell'ADI?
L'assegno decorre dal mese successivo alla sottoscrizione del Patto di attivazione digitale, dopo che l'INPS ha verificato i requisiti. Il pagamento avviene sulla Carta di inclusione rilasciata da Poste Italiane. Ritardi frequenti dipendono da ISEE con omissioni o difformità, da PAD non firmato o da dati incompleti sul contratto di locazione.
Quanto dura l'assegno di inclusione e si può rinnovare?
Il beneficio dura al massimo 18 mesi continuativi e può essere rinnovato per periodi ulteriori di 12 mesi, se i requisiti permangono. Le regole sul passaggio dal primo periodo al rinnovo sono state modificate dalla legge di bilancio 2026, quindi prima di ripresentare la domanda è opportuno verificarle sul sito dell'INPS o presso un patronato.
Si può lavorare mentre si percepisce l'assegno di inclusione?
Sì. L'avvio di un lavoro dipendente o autonomo va comunicato all'INPS nei termini previsti, ma i redditi da lavoro entro una franchigia annua non riducono l'assegno. Oltre la franchigia il reddito incide sul calcolo. Non comunicare il nuovo lavoro è invece causa di decadenza e può costituire reato.
Cosa succede se rifiuto un'offerta di lavoro?
Il componente attivabile deve accettare le offerte congrue: un lavoro a tempo indeterminato in qualsiasi parte del territorio nazionale, un lavoro a termine o a tempo parziale entro la distanza fissata dalla legge, con retribuzione non inferiore ai minimi contrattuali. Il rifiuto senza giustificato motivo comporta la decadenza dal beneficio per l'intero nucleo.
Gli stranieri possono chiedere l'assegno di inclusione?
Sì, se cittadini dell'Unione europea o loro familiari con diritto di soggiorno, oppure cittadini extra UE titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o di protezione internazionale. In tutti i casi servono cinque anni di residenza in Italia, di cui gli ultimi due continuativi. La Corte costituzionale ha esaminato più volte requisiti analoghi del reddito di cittadinanza.
Cosa fare se l'INPS respinge la domanda di ADI?
Si legge la motivazione del rigetto e si chiede il riesame all'INPS, allegando i documenti che correggono l'errore. Se l'Istituto conferma, si può ricorrere al tribunale in funzione di giudice del lavoro. Spesso conviene ripresentare la domanda con un ISEE corretto, perché i tempi del giudizio sono più lunghi di una nuova istruttoria.
Qual è la differenza tra ADI e Supporto per la formazione e il lavoro?
L'ADI è riservato ai nuclei con minori, disabili, persone di almeno 60 anni o in condizione di svantaggio. Il Supporto per la formazione e il lavoro (SFL) è destinato agli adulti tra i 18 e i 59 anni che non hanno accesso all'ADI: è un'indennità mensile per un massimo di 12 mesi, condizionata alla partecipazione a corsi di formazione o progetti utili alla collettività.
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