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Congedo di maternità, paternità e parentale: durata e domanda

La nascita o l'adozione di un figlio dà ai genitori lavoratori una serie di congedi disciplinati dal Testo unico maternità e paternità (D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151), più volte modificato, da ultimo dal D.Lgs. 30 giugno 2022, n. 105 e dalle leggi di bilancio 2024, 2025 e 2026. I principali sono il congedo di maternità obbligatorio di cinque mesi, il congedo di paternità obbligatorio di dieci giorni lavorativi e il congedo parentale facoltativo, che ciascun genitore può chiedere per mesi, giorni o ore fino ai limiti di età del figlio fissati dalla legge.

La guida spiega in quale ordine muoversi: certificato di gravidanza, scelta tra astensione ordinaria, flessibile o tutta dopo il parto, domanda all'INPS e comunicazione al datore, congedo del padre, congedo parentale con le relative indennità (30 % e, per alcuni mesi, 80 %), riposi giornalieri e permessi per malattia del figlio. Riguarda soprattutto le lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato; per pubblici dipendenti, iscritti alla Gestione separata e lavoratori autonomi valgono regole in parte diverse. L'ultima parte è dedicata alle tutele contro licenziamento e dimissioni forzate e al diritto di rientrare nelle stesse mansioni.

Diritto del lavoro

In sintesi

Termine
Il congedo di maternità dura 5 mesi: di regola 2 prima della data presunta del parto e 3 dopo, oppure 1 prima e 4 dopo, o tutti dopo il parto con parere medico favorevole.
Area del diritto
Diritto del lavoro
Passaggi
Giurisprudenza
4
Aggiornato al
03/11/2026

Termine

Il congedo di maternità dura 5 mesi: di regola 2 prima della data presunta del parto e 3 dopo, oppure 1 prima e 4 dopo, o tutti dopo il parto con parere medico favorevole. La domanda all'INPS va presentata prima dell'inizio del congedo e comunque non oltre un anno dalla fine, a pena di prescrizione. Il congedo di paternità di 10 giorni lavorativi si fruisce da 2 mesi prima a 5 mesi dopo il parto, con preavviso di almeno 5 giorni al datore. Il congedo parentale richiede un preavviso non inferiore a 5 giorni (2 per la fruizione a ore). Il divieto di licenziamento dura fino al primo anno di vita del figlio.

Cosa fare

  1. Ottenere il certificato di gravidanza e informare il datore. Il medico del Servizio sanitario nazionale o convenzionato trasmette all'INPS per via telematica il certificato di gravidanza con la data presunta del parto, che serve a calcolare il periodo di congedo. La lavoratrice consegna o comunica al datore il numero di protocollo; da quel momento scattano le tutele del Testo unico, tra cui il divieto di adibirla a lavori pericolosi, faticosi o insalubri.

    Se la gravidanza presenta complicanze o se le mansioni sono incompatibili e non è possibile spostarla ad altre, può essere disposta l'interdizione anticipata dal lavoro: per motivi di salute dall'ASL, per le condizioni di lavoro dall'Ispettorato territoriale del lavoro. Durante l'interdizione spetta la stessa indennità del congedo di maternità.

  2. Scegliere come ripartire i cinque mesi. Il congedo di maternità obbligatorio (art. 16 D.Lgs. 151/2001) dura di regola dai 2 mesi precedenti la data presunta del parto ai 3 mesi successivi. La lavoratrice può scegliere la flessibilità (art. 20): lavorare fino all'ottavo mese e restare a casa 4 mesi dopo il parto, oppure lavorare fino al parto e fruire di tutti e 5 i mesi successivamente.

    Entrambe le opzioni richiedono un certificato del ginecologo del SSN o convenzionato e, se l'azienda ne ha uno, del medico competente, che attestino l'assenza di rischi; i certificati vanno acquisiti nel settimo mese. Se il parto avviene prima della data presunta, i giorni non goduti prima del parto si aggiungono al periodo successivo. In caso di ricovero del neonato prematuro la madre può sospendere il congedo (Corte cost. n. 116/2011).

  3. Presentare la domanda di maternità all'INPS. La domanda di indennità di maternità si presenta online sul portale INPS, servizio «Maternità e paternità», con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato o Contact center (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare). Va inviata prima dell'inizio del congedo e comunque non oltre un anno dalla sua fine: dopo, il diritto si prescrive.

    L'indennità è pari all'80 % della retribuzione media giornaliera (art. 22) ed è di regola anticipata dal datore in busta paga; molti CCNL la integrano fino al 100 %. Per lavoratrici domestiche, stagionali e alcune categorie l'INPS paga direttamente. Dopo il parto la lavoratrice comunica entro 30 giorni la data di nascita e le generalità del figlio, anche con autocertificazione.

  4. Richiedere il congedo di paternità obbligatorio. Il padre lavoratore dipendente ha diritto a 10 giorni lavorativi di congedo (20 in caso di parto plurimo), fruibili anche in modo frazionato, ma non a ore, nel periodo che va dai 2 mesi precedenti ai 5 mesi successivi al parto (art. 27-bis). Il congedo spetta anche durante il congedo di maternità della madre ed è indennizzato al 100 % della retribuzione.

    Il padre comunica per iscritto al datore le date con un preavviso di almeno 5 giorni, calcolato sulla data presunta del parto; la domanda all'INPS serve solo nei casi di pagamento diretto. Con la sentenza n. 115/2025 la Corte costituzionale ha esteso il congedo alla madre intenzionale in una coppia di donne riconosciute genitori nei registri dello stato civile. Resta il congedo di paternità alternativo (art. 28) in caso di morte, grave infermità o abbandono della madre.

  5. Programmare il congedo parentale. Concluso il congedo obbligatorio, ciascun genitore può astenersi dal lavoro per un massimo di 6 mesi, entro un limite complessivo di 10 mesi tra i due, elevato a 11 se il padre ne fruisce per almeno 3 mesi (art. 32). Il genitore solo ha diritto a 11 mesi. Il congedo si chiede entro il limite di età del figlio previsto dalla legge, innalzato dalla legge di bilancio 2026; per adozioni e affidamenti il termine decorre dall'ingresso del minore in famiglia.

    Si può fruire a mesi, a giorni o a ore, secondo le regole del CCNL o, in mancanza, a metà dell'orario medio giornaliero. Il preavviso al datore non può essere inferiore a 5 giorni, e a 2 giorni per la fruizione oraria. Durante il congedo matura la contribuzione figurativa utile per la pensione.

  6. Calcolare l'indennità del congedo parentale. Il congedo parentale è indennizzato al 30 % della retribuzione per un massimo complessivo di 9 mesi tra i genitori: 3 mesi non trasferibili per ciascuno e 3 mesi ulteriori fruibili alternativamente da uno dei due (art. 34). Le ultime leggi di bilancio hanno elevato all'80 % l'indennità di alcuni mesi: per chi termina il congedo di maternità o paternità dopo il 31 dicembre 2024, fino a tre mesi complessivi tra i genitori fruiti entro i sei anni del figlio.

    I mesi oltre i 9 indennizzabili sono pagati al 30 % solo se il reddito individuale del genitore è inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione; altrimenti sono non retribuiti. La domanda all'INPS va presentata prima dell'inizio di ogni periodo: le giornate fruite prima della domanda, di regola, non vengono indennizzate.

  7. Usare riposi giornalieri e permessi per malattia del figlio. Nel primo anno di vita del figlio la madre, o in alternativa il padre, ha diritto a due ore di riposo al giorno se l'orario è di almeno sei ore, una sola se inferiore (art. 39); le ore raddoppiano per il parto plurimo. I riposi sono retribuiti dall'INPS tramite il datore e non si cumulano con il congedo parentale dello stesso genitore nelle stesse giornate.

    Per la malattia del figlio entrambi i genitori, alternativamente, possono astenersi senza limiti fino ai 3 anni e, dopo, per un numero di giorni l'anno e fino a un'età fissati dall'art. 47, ampliati dalla legge di bilancio 2026. Questi giorni non sono retribuiti, salvo migliori previsioni del CCNL, ma sono coperti da contribuzione figurativa; serve il certificato del pediatra.

  8. Conoscere le tutele contro licenziamento e dimissioni. Dall'inizio della gravidanza fino al compimento di un anno del figlio la lavoratrice non può essere licenziata (art. 54): il licenziamento è nullo, come ha chiarito la Corte costituzionale già nel 1991, salvo colpa grave, cessazione dell'attività dell'azienda, scadenza del termine o esito negativo della prova. Lo stesso divieto tutela il padre che fruisce del congedo di paternità, ed è vietato licenziare per la domanda o la fruizione del congedo parentale.

    Le dimissioni presentate in gravidanza o nei primi tre anni di vita del figlio vanno convalidate dall'Ispettorato del lavoro (art. 55). Il licenziamento nullo si impugna per iscritto entro 60 giorni e poi con ricorso al giudice del lavoro; in alternativa si può segnalare il caso alla consigliera di parità.

  9. Rientrare al lavoro e far valere i propri diritti. Al termine dei congedi la lavoratrice e il lavoratore hanno diritto di rientrare nella stessa unità produttiva, o in una dello stesso comune, e di essere adibiti alle stesse mansioni o a mansioni equivalenti (art. 56 D.Lgs. 151/2001 e art. 2103 c.c.), con i miglioramenti contrattuali intervenuti nel frattempo. I genitori con figli fino a 12 anni hanno priorità nell'accesso al lavoro agile, se l'azienda lo utilizza.

    Se l'INPS respinge la domanda o calcola male l'indennità, si presenta ricorso amministrativo online entro 90 giorni e poi, se necessario, ricorso al Tribunale, sezione lavoro, nel rito previdenziale (art. 442 c.p.c.). Le differenze dovute dal datore, ad esempio l'integrazione contrattuale, si recuperano come ordinari crediti di lavoro.

A cosa fare attenzione

Base normativa

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Questo decreto legislativo mira a migliorare l'equilibrio tra vita professionale e privata per genitori e prestatori di assistenza, promuovendo la…
Questa legge stabilisce il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e il bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028…
Questa legge stabilisce il bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2025 e il bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027, introducendo…
Questa legge stabilisce il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2024 e il bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026…
art. 37 – Questa legge stabilisce i principi fondamentali dell'Italia come Repubblica democratica basata sul lavoro, garantendo i diritti inviolabili dell'uomo…

Decisioni giudiziarie correlate

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Dichiarato illegittimo l'art. 27-bis D.Lgs. 151/2001 nella parte in cui non riconosce il congedo di paternità obbligatorio alla lavoratrice genitore intenzionale in una coppia di donne risultanti genitori nei registri dello stato civile.
In caso di parto prematuro con ricovero del neonato, la madre può chiedere di fruire del congedo obbligatorio, o di parte di esso, dalla data di ingresso del bambino nella casa familiare.
Dichiarati illegittimi gli artt. 70 e 72 D.Lgs. 151/2001 nella parte in cui non prevedono che il padre libero professionista possa percepire, in alternativa alla madre, l'indennità di maternità.
Il licenziamento della lavoratrice durante la gravidanza e il puerperio è nullo e non solo temporaneamente inefficace.

Domande frequenti

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Quanto dura il congedo di maternità?

Cinque mesi in tutto. Di regola due mesi prima della data presunta del parto e tre dopo; con la flessibilità un mese prima e quattro dopo, oppure tutti e cinque dopo il parto, se il ginecologo e il medico competente attestano l'assenza di rischi. Se il parto è anticipato, i giorni non goduti si aggiungono dopo la nascita.

Quanto si prende in maternità obbligatoria?

L'INPS riconosce un'indennità pari all'80 % della retribuzione media giornaliera del mese precedente l'inizio del congedo, anticipata di solito dal datore in busta paga. Molti contratti collettivi prevedono l'integrazione fino al 100 %. Il periodo è coperto da contribuzione figurativa e matura ferie, tredicesima e TFR.

Come si fa la domanda di maternità all'INPS?

Online sul portale INPS, servizio «Maternità e paternità», con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato o Contact center. Servono il numero di protocollo del certificato di gravidanza e i dati del datore. La domanda va inviata prima dell'inizio del congedo; dopo la nascita si comunicano entro 30 giorni la data di nascita e i dati del figlio.

Quanti giorni di congedo spettano al padre?

Dieci giorni lavorativi obbligatori, venti in caso di parto plurimo, pagati al 100 %, da fruire tra i due mesi precedenti e i cinque mesi successivi al parto, anche in modo frazionato. Il padre deve comunicarli al datore per iscritto con almeno cinque giorni di anticipo. In più ha diritto al congedo parentale facoltativo.

Come funziona il congedo parentale nel 2026?

Ogni genitore può astenersi fino a 6 mesi, per un massimo di 10 mesi tra i due, 11 se il padre ne prende almeno 3. L'indennità è del 30 % per 9 mesi complessivi, con alcuni mesi all'80 % per chi ha concluso la maternità o la paternità dopo il 2024. La legge di bilancio 2026 ha innalzato il limite di età del figlio entro cui fruirne.

Il congedo parentale si può prendere a ore?

Sì. Il contratto collettivo stabilisce le modalità; in mancanza, la fruizione oraria è consentita in misura pari alla metà dell'orario medio giornaliero del periodo di paga precedente. Il preavviso al datore non può essere inferiore a due giorni. Nei giorni di congedo a ore non si possono cumulare i riposi giornalieri per allattamento.

Si può essere licenziate durante la maternità?

No, dall'inizio della gravidanza fino al primo anno di vita del figlio il licenziamento è nullo, salvo colpa grave, cessazione dell'attività, scadenza del contratto a termine o esito negativo della prova. È nullo anche il licenziamento motivato dalla richiesta di congedo parentale. Va impugnato per iscritto entro 60 giorni.

Cosa succede se mi dimetto durante la maternità?

Le dimissioni presentate in gravidanza o nei primi tre anni del figlio devono essere convalidate dall'Ispettorato del lavoro. Se presentate entro il primo anno di vita del bambino, non si deve il preavviso, spettano le indennità previste per il licenziamento e si può chiedere la NASpI, nonostante si tratti di dimissioni volontarie.

Le lavoratrici autonome hanno diritto alla maternità?

Sì, artigiane, commercianti, coltivatrici dirette e libere professioniste hanno un'indennità per i due mesi precedenti e i tre successivi al parto, senza obbligo di astensione per molte categorie; le professioniste la chiedono alla propria cassa. Anche le iscritte alla Gestione separata hanno indennità di maternità e congedo parentale, con requisiti contributivi propri.

Dopo la maternità posso tornare allo stesso posto?

Sì. Al rientro la lavoratrice ha diritto di tornare nella stessa unità produttiva o in un'altra dello stesso comune e di svolgere le stesse mansioni o mansioni equivalenti, fino al compimento di un anno del bambino. Ha inoltre diritto ai miglioramenti contrattuali intervenuti durante l'assenza. Un demansionamento va contestato subito per iscritto.

Guida legale – schede pratiche

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Aggiornato al: · Fonti: Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 – Testo unico maternità e paternità, Decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105 – Equilibrio tra attività professionale e vita familiare, Legge 30 dicembre 2025, n. 199 – Bilancio di previsione 2026, Legge 30 dicembre 2024, n. 207 – Bilancio di previsione 2025, normattiva.it, EUR-Lex

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