Permesso di soggiorno: rinnovo, primo rilascio e decreto flussi
Il cittadino di un Paese non appartenente all'Unione europea può soggiornare in Italia oltre i tre mesi solo con un permesso di soggiorno rilasciato dal Questore della provincia in cui dimora. Il permesso è legato a un motivo preciso (lavoro subordinato o autonomo, famiglia, studio, attesa occupazione, protezione) e ha una durata limitata: il primo rilascio va chiesto entro 8 giorni lavorativi dall'ingresso, il rinnovo almeno 60 giorni prima della scadenza. Le regole sono nel Testo unico immigrazione (D.Lgs. 286/1998) e nel regolamento di attuazione (D.P.R. 394/1999), più volte modificati, da ultimo dal D.L. 145/2024 e dal D.L. 146/2025, convertito dalla legge 179/2025.
Per chi si trova ancora all'estero la via ordinaria per entrare a lavorare è il decreto flussi: la domanda la presenta il datore di lavoro sul portale ALI del Ministero dell'Interno, nei giorni stabiliti dal decreto di programmazione delle quote, e solo dopo il nulla osta dello Sportello unico per l'immigrazione il lavoratore può chiedere il visto. Di seguito il percorso completo: dal nulla osta al contratto di soggiorno, dal kit postale alla convocazione in Questura, fino a cosa fare se il rinnovo viene negato o la pratica resta ferma.
In sintesi
Termine
Il rinnovo del permesso di soggiorno va chiesto almeno 60 giorni prima della scadenza; chi lascia scadere il permesso da oltre 60 giorni senza chiederne il rinnovo rischia l'espulsione. Il primo permesso si chiede entro 8 giorni lavorativi dall'ingresso in Italia, termine entro cui il lavoratore entrato con il decreto flussi deve anche firmare il contratto di soggiorno allo Sportello unico. La Questura dovrebbe decidere entro 60 giorni, ma nella prassi servono spesso molti mesi. Contro il diniego si propone ricorso al TAR entro 60 giorni dalla notifica, oppure ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.
Cosa fare
Individuare il tipo di permesso e verificarne i requisiti. Il motivo del soggiorno determina documenti, durata e diritti: il permesso per lavoro subordinato dura fino a un anno se il contratto è a termine e fino a due anni se è a tempo indeterminato; quello per lavoro autonomo fino a due anni; quello per motivi familiari segue la durata del permesso del familiare.
Prima di qualsiasi domanda conviene controllare la data di scadenza stampata sul permesso elettronico, il codice del motivo e la coerenza con la situazione attuale (un contratto cessato, un cambio di datore di lavoro, un nuovo indirizzo). Il cambio di dimora va comunicato alla Questura entro 15 giorni: la competenza al rinnovo spetta al Questore della provincia in cui lo straniero dimora, e una domanda presentata nella provincia sbagliata viene restituita o archiviata.
Chiedere il primo permesso entro 8 giorni lavorativi dall'ingresso. Chi entra con un visto nazionale di lunga durata (lavoro, famiglia, studio) deve chiedere il permesso entro 8 giorni lavorativi. Per la maggior parte dei motivi la domanda si presenta con il kit postale, la busta gialla disponibile negli uffici postali abilitati allo Sportello Amico; per il lavoro subordinato da decreto flussi e per il ricongiungimento familiare il percorso passa invece dallo Sportello unico per l'immigrazione della Prefettura.
All'ufficio postale si consegnano il modulo compilato, copia del passaporto con il visto e i documenti del motivo, e si riceve la ricevuta con le credenziali per seguire la pratica online e la data della convocazione in Questura per le impronte. Chi non presenta la domanda nel termine, senza causa di forza maggiore, è considerato irregolare.
Decreto flussi: il datore di lavoro presenta la domanda sul portale ALI. L'ingresso per lavoro dall'estero avviene nei limiti delle quote fissate dal decreto di programmazione dei flussi (per il triennio 2026–2028 un DPCM ha fissato le quote annuali per lavoro stagionale, non stagionale e assistenza familiare). La domanda di nulla osta non la presenta il lavoratore: la presenta il datore di lavoro, con SPID o CIE, sul portale ALI del Ministero dell'Interno, prima nella fase di precompilazione e poi nei click day indicati dal decreto.
Il datore deve prima verificare presso il Centro per l'impiego l'indisponibilità di lavoratori già presenti in Italia e, nei casi previsti, allegare l'asseverazione di un professionista (consulente del lavoro, commercialista, avvocato) o di un'associazione datoriale sulla capacità economica dell'impresa e sulla congruità del contratto. Le domande eccedenti le quote restano senza esito e non si trasferiscono automaticamente all'anno successivo.
Dal nulla osta al visto e al contratto di soggiorno. Lo Sportello unico per l'immigrazione acquisisce i pareri della Questura e dell'Ispettorato del lavoro e rilascia il nulla osta, che viene trasmesso per via telematica alla rappresentanza diplomatica italiana nel Paese del lavoratore. Il lavoratore chiede il visto per lavoro presentando passaporto e codice della pratica; il nulla osta ha una validità limitata nel tempo e, se il visto non viene chiesto o il lavoratore non entra, decade.
Dopo l'ingresso, entro 8 giorni lavorativi, lavoratore e datore firmano allo Sportello unico il contratto di soggiorno, con cui il datore garantisce alloggio idoneo e si impegna a pagare le spese di rientro in caso di espulsione. Solo dopo la firma parte la domanda di permesso. Se il datore non si presenta, il lavoratore può chiedere un permesso per attesa occupazione: la mancata firma non è di per sé colpa sua.
Preparare il kit per il rinnovo e pagarne i costi. Il rinnovo si chiede con il kit postale (modulo 1 e, per i motivi di lavoro, modulo 2), compilato a penna nera in stampatello, senza firmare il modulo prima che lo richieda l'operatore. Vanno allegate le fotocopie di tutte le pagine del passaporto, del permesso in scadenza e dei documenti del motivo: per il lavoro subordinato ultime buste paga, contratto o comunicazione obbligatoria di assunzione, CU o dichiarazione dei redditi; per il lavoro autonomo iscrizioni (Camera di commercio, partita IVA), dichiarazione dei redditi e versamenti contributivi.
I costi, di regola, sono il contributo di 40, 50 o 100 euro secondo la durata del permesso, 30,46 euro per il documento elettronico, una marca da bollo da 16 euro e 30 euro di tariffa postale. Il contributo si paga con bollettino; la ricevuta originale va inserita nella busta.
Consegnare il kit allo Sportello Amico e conservare la ricevuta. L'operatore postale controlla la busta, identifica il richiedente con il passaporto e rilascia la ricevuta (il cosiddetto cedolino) con user ID e password per seguire lo stato della pratica sul sito della Polizia di Stato. La ricevuta, insieme al permesso scaduto, consente di continuare a lavorare e di accedere ai servizi sanitari fino alla decisione, purché la domanda sia stata presentata nei termini.
La ricevuta indica anche data e ora della convocazione in Questura per i rilievi fotodattiloscopici: la mancata presentazione senza giustificazione può portare all'archiviazione. Chi ha dichiarato redditi o rapporti di lavoro non veritieri commette il reato di falsità ideologica in atto pubblico e il permesso viene negato o revocato, anche a distanza di tempo.
Seguire la convocazione in Questura e ritirare il permesso elettronico. Alla convocazione si portano passaporto, ricevuta postale, quattro fototessere e gli originali dei documenti inviati; la Questura può chiedere integrazioni con un termine per presentarle. Quando il permesso elettronico è pronto lo stato della pratica risulta «pronto per la consegna» e il ritiro avviene di persona, su appuntamento.
La legge prevede che il permesso sia rilasciato o rinnovato entro 60 giorni dalla domanda, ma nelle grandi città i tempi sono spesso più lunghi. Se la Questura non convoca o non fissa l'appuntamento, conviene inviare una diffida via PEC e, perdurando l'inerzia, proporre ricorso contro il silenzio al TAR (art. 117 c.p.a.), che può ordinare all'amministrazione di provvedere entro un termine. Il ricorso contro il silenzio si propone finché dura l'inadempimento e comunque entro un anno dalla scadenza del termine per provvedere.
Rispondere al preavviso di rigetto e impugnare il diniego. Prima di negare il rinnovo la Questura deve inviare la comunicazione dei motivi ostativi (art. 10-bis della legge 241/1990): entro 10 giorni si possono presentare osservazioni e documenti, ad esempio un nuovo contratto di lavoro, redditi sopravvenuti o legami familiari in Italia, che il Questore deve valutare anche in presenza di condanne non automaticamente ostative.
Contro il decreto di rifiuto o di revoca si propone ricorso al TAR competente per territorio entro 60 giorni dalla notifica, con istanza cautelare se si vuole continuare a soggiornare e lavorare durante il giudizio; il contributo unificato è ridotto per le controversie su soggiorno e ingresso. Il diniego del permesso per motivi familiari si impugna invece davanti al tribunale ordinario, sezione specializzata immigrazione, con il rito semplificato previsto dal D.Lgs. 150/2011. Il ricorso al giudice sbagliato fa perdere tempo prezioso.
Passare al permesso UE per soggiornanti di lungo periodo o convertire il permesso. Dopo 5 anni di soggiorno regolare e continuativo si può chiedere il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, a tempo indeterminato: occorrono un reddito non inferiore all'assegno sociale annuo (aumentato per i familiari), un alloggio idoneo se si chiede anche per la famiglia e il superamento del test di lingua italiana di livello A2. La domanda si presenta con il kit postale e libera dalla necessità di rinnovi periodici, salvo l'aggiornamento del documento.
Chi ha un permesso per studio, formazione o lavoro stagionale può chiedere la conversione in permesso per lavoro tramite il portale ALI, verificando se per l'anno in corso la conversione rientra nelle quote del decreto flussi. Chi perde il lavoro non perde subito il permesso: può ottenere un permesso per attesa occupazione di almeno un anno, iscrivendosi al Centro per l'impiego.
A cosa fare attenzione
- Presentare il rinnovo dopo oltre 60 giorni dalla scadenza: salvo forza maggiore documentata, la Questura può respingere la domanda e il Prefetto disporre l'espulsione. Un ritardo inferiore, invece, non giustifica da solo il rigetto.
- Inviare un kit incompleto o con moduli sbagliati: senza le fotocopie di tutte le pagine del passaporto, la ricevuta del contributo o i documenti del motivo, la domanda può essere dichiarata irricevibile e va ripresentata, con il rischio di superare i termini.
- Contare su buste paga fittizie o contratti di comodo per raggiungere il reddito: oltre al diniego si rischia la denuncia per falso (art. 483 c.p.), e il precedente pesa su ogni domanda successiva, compresa quella di cittadinanza.
- Ignorare le condanne penali: alcune sono automaticamente ostative al rinnovo, altre no. Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013 il Questore deve comunque bilanciare la pericolosità con i legami familiari in Italia, che vanno documentati nelle osservazioni.
- Pagare intermediari per un posto nel click day: la domanda del decreto flussi è gratuita e la presenta solo il datore di lavoro; nulla osta ottenuti con datori inesistenti vengono revocati o dichiarati decaduti.
- Viaggiare con la sola ricevuta di rinnovo: l'uscita e il rientro sono ammessi solo a condizioni restrittive, di regola senza transitare per altri Stati Schengen; un viaggio sbagliato può bloccare il rientro in Italia.
- Far scadere i 60 giorni per il ricorso al TAR aspettando una risposta al ricorso gerarchico o a una nuova istanza: il termine per impugnare il diniego decorre dalla notifica e non si sospende da solo.
Base normativa
Decisioni giudiziarie correlate
Domande frequenti
Quanto tempo prima della scadenza si rinnova il permesso di soggiorno?
La legge chiede di presentare la domanda almeno 60 giorni prima della scadenza. In pratica il kit si può spedire anche nei mesi precedenti, quando i documenti (buste paga, contratto, redditi) sono aggiornati. Una domanda presentata dopo la scadenza ma entro 60 giorni non è respinta per il solo ritardo; oltre i 60 giorni, invece, scatta il rischio di espulsione, salvo forza maggiore.
Quanto costa il rinnovo del permesso di soggiorno?
Di regola si pagano il contributo di 40, 50 o 100 euro secondo la durata del permesso, 30,46 euro per il documento elettronico, una marca da bollo da 16 euro e 30 euro all'ufficio postale per la spedizione del kit. Per il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo il contributo è quello più alto. Gli importi vanno verificati al momento del pagamento.
Con la ricevuta postale si può lavorare?
Sì. Se la domanda di rinnovo è stata presentata nei termini, la ricevuta insieme al permesso scaduto consente di proseguire il rapporto di lavoro, di essere assunti da un nuovo datore e di usare il Servizio sanitario fino alla decisione della Questura. Il datore di lavoro può chiederne copia per la comunicazione obbligatoria.
Quanto tempo ci vuole per avere il permesso rinnovato?
Per legge il termine è di 60 giorni dalla domanda, ma nelle Questure più cariche l'attesa supera spesso i sei mesi. Lo stato della pratica si controlla online con le credenziali della ricevuta. Se la pratica resta ferma a lungo si può inviare una diffida e poi proporre ricorso al TAR contro il silenzio.
Cosa succede se il permesso è scaduto da più di 60 giorni?
Il Testo unico consente l'espulsione dello straniero che non ha chiesto il rinnovo entro 60 giorni dalla scadenza, salvo forza maggiore (ricovero, impossibilità documentata). Conviene presentare comunque la domanda, allegando le prove del motivo del ritardo e dei legami con l'Italia, e farsi assistere subito, perché ogni giorno di attesa peggiora la posizione.
Come funziona il decreto flussi 2026?
Il decreto di programmazione fissa ogni anno le quote di ingresso per lavoro stagionale, non stagionale e assistenza familiare. Il datore di lavoro precompila la domanda sul portale ALI e la invia nel click day; lo Sportello unico rilascia il nulla osta, il lavoratore chiede il visto al consolato e, entrato in Italia, firma il contratto di soggiorno entro 8 giorni lavorativi.
Il lavoratore straniero può presentare da solo la domanda del decreto flussi?
No. La domanda di nulla osta per lavoro subordinato la presenta il datore di lavoro, persona fisica o impresa, che deve dimostrare capacità economica e offrire un contratto conforme ai contratti collettivi. Il lavoratore interviene dopo il nulla osta, chiedendo il visto. Diffidare di chi chiede denaro per «inserire» un nominativo nel click day.
Si può convertire il permesso per studio in permesso per lavoro?
Sì, lo studente che ha conseguito il titolo o che trova un lavoro può chiedere la conversione allo Sportello unico tramite il portale ALI, prima della scadenza del permesso per studio. Occorre verificare se per l'anno in corso la conversione è soggetta alle quote del decreto flussi e allegare il contratto o la documentazione dell'attività autonoma.
Cosa si può fare se la Questura nega il rinnovo?
Prima del diniego arriva di norma il preavviso di rigetto: entro 10 giorni si inviano osservazioni e documenti. Contro il provvedimento finale si propone ricorso al TAR entro 60 giorni dalla notifica, con richiesta di sospensiva; per i permessi per motivi familiari è competente il tribunale ordinario. In alternativa al TAR c'è il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.
Quali requisiti servono per il permesso di soggiorno UE di lungo periodo?
Servono almeno 5 anni di soggiorno regolare e continuativo in Italia, un reddito annuo non inferiore all'importo dell'assegno sociale (più alto se si chiede anche per i familiari), un alloggio idoneo in caso di estensione alla famiglia e il superamento del test di italiano di livello A2. Il permesso è a tempo indeterminato e non richiede rinnovi periodici del titolo.
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